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Matsumotu

                                                        

Abbandonato il castello, cinque minuti di cammino e ci troviamo in via Nakamaci una delle due strade storiche della città separate dal fiume Metoba. Percorrerla è stato quasi  come fare un tuffo nel passato al Periodo Edo quando il castello era in pieno splendore. Dico quasi perché Nakamaci ha ancora casette con mura bianche che in passato venivano utilizzate come magazzini e la cui costruzione risale a più di cento anni fa ma, dei “kuda” e dei “dozo”, nome dato ai magazzini, oggi non è rimasto più nulla. In ossequio alla modernità sono stati convertiti in ristoranti, bar caffè e la strada in un certo senso ha perso la sua anima. Ci aggiriamo incuriositi alla ricerca di in passato che pare ormai solo un lontano ricordo.
Si è fatto tardi, facciamo uno spuntino, qui c’è un izakaya che fa il caso nostro.
 – Izakaya, ma dove mi porteranno?
Niente di nuovo stiamo andando al ristorante. Quello che mi colpisce all’ingresso è però la particolarità del locale, una sorta di mix tra bar e ristorante, quasi un pub gremito di persone che si godevano lo spuntino in totale relax tra una bevuta e l’altra.
Entriamo e veniamo accolti dal solito inchino riservato ai clienti, come da tradizione gli amici si tolgono le scarpe per evitare di sporcare il tatami, la stuoia su cui dovranno sedersi, si accomodano, si puliscono le mani su un oshibori: il piccolo asciugamano umido e ordinano degli onigiri
Se siete curiosi eccol
i.

Coreografici eh! Forse anche buoni.
Erano delle specie di polpette di riso con cuore di salmone con l’aggiunta di vari ingredienti dai nomi impronunciabili.
– Mangiamo poco, solo questo stuzzichino.
– Meno male. Conoscevo la loro proverbiale curiosità e golosità ed ero certo che prima di sera sarebbero riusciti a ingollare chissà quali altre stranezze. 
Al termine dello spuntino di nuovo in strada. lasciamo Nakamaci e ci dirigiamo verso Nawate l’altra strada storica dall’ingresso sorprendente: due enormi rane samurai che combattono tra loro. A dire il vero erano un pochino bruttine, pensavo di finire immortalato su quella specie di monumento ma fortunatamente quell’incombenza mi è stata risparmiata. 

Bruttine davvero, non vi pare?
Scopro successivamente che quella piccola via di poco più di 200 metri ai cui lati sono presenti piccole case in legno stile vecchio Giappone, è chiamata la strada delle rane. In effetti di rane rigorosamente finte se ne vedevano ovunque.
– Ma perché quella stranezza?
Consultato come sempre il “sacro testo” si scopre che in passato fino al 1960, tutta l’area brulicava di rane kajika, particolarmente canore che sparirono in seguito allo straripamento del fiume a causa di un devastante tifone. Fango e sporcizia le travolsero e da allora non fecero più ritorno. Per compensare la loro mancanza gli abitanti decisero così  di posizionare statuette di rane ovunque.
Sarà…anche questo è Giappone. Mi ero detto. 


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