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Shibuya

Trenta minuti di treno super veloce ed eccoci a Shibuya.
Vi domanderete perché proprio lì?
Quello è il quartiere dei giovani, la culla delle nuove tendenze è anche il luogo dove si trova l’incrocio più trafficato al mondo, potevamo forse esimerci dal visitarlo.
Usciamo dalla stazione e a pochi passi, in una piazzetta, una folla di ragazzine dagli occhi a mandorla, letteralmente abbarbicate alla statua di un cane, sta scattando foto a profusione. Sì avete capito bene! Si facevano i selfi davanti alla statua di un cane! Sorridevano, erano felici. Temevo di finire anch’io in quella baraonda e di destare come sempre l’ilarità dei presenti ma, fortunatamente, i miei due amici decisero che no, non era proprio il caso. Rimaneva però da risolvere il dilemma. Perché quel cane era così famoso? Subito dopo ebbi la risposta.
– Guarda è la statua di
Hachiko, ricordi il film?
– Sì lo ricordo. Veramente una storia commovente, mi sono emozionata nel vedere la fedeltà incondizionata che quel cane nutriva verso il padrone. Ho ancora negli occhi le immagini di lui in stazione in attesa di chi non farà più ritorno.
– Quella storia ha commosso il pubblico di tutto il mondo ed è giusto che il Giappone gli abbia dedicato questa statua. Poi siamo nel quartiere dei giovani che vivono di stravaganze, di moda, di nuove tendenze. Non poteva esserci luogo migliore per onorare Hachiko.

A pochi passi dalla statua eccolo il simbolo del quartiere: Shibuya crossing Street, l’incrocio più trafficato al mondo. Qui ogni volta che il semaforo diventa verde, centinaia di persone attraversano la strada dando vita ad uno spettacolo incredibile.

Uno dei punti di osservazione più famosi è senz’altro lo Starbucks. Si trova del Q Front un alto grattacielo che con il suo enorme schermo a led trasmette in continuazione video con pubblicità. Lo raggiungiamo, saliamo sulla terrazza panoramica, ci accomodiamo in un punto strategico, i miei amici ordinano un caffè americano e due biscottini e ci godiamo lo spettacolo. Tanti turisti come noi scattano foto, altri si improvvisano registi.
Quello che avviene sotto di noi è quasi incredibile, da restare basiti! Vedere così tanta gente messa assieme toglie il fiato. Tutti camminano ordinatamente per raggiungere la parte opposta del semaforo, sembra un fiume in piena, una massa che pare travolgere. lo spettacolo e la consumazione sono costati Euro 12, non poco certamente, ma forse ne è valsa veramente la pena.
Scendiamo nuovamente in strada, intorno a noi una selva di grattacieli. Ci sentiamo circondati. Su di noi incombe il Q Front, lo avevamo lasciato da poco e non mi era parso così inquietante. Forse sarà stata quella sua voce insistente in quella strana lingua che non mi ispirava niente di buono. Seguiamo l’onda e ci imbattiamo in grandi centri commerciali. Passiamo davanti al 109, paradiso delle teen ager, altissimo, dalla forma cilindrica. L’ingresso è popolato da personaggi alquanto stravaganti, per evitare sguardi poco rassicuranti non ci soffermiamo. Ci dirigiamo verso i magazzini Seibu dalla gigantesca insegna gialla che spicca su campo rosso. Intorno a noi palazzi altissimi, insegne incomprensibili e tanta tantissima gente.
– Perché non ne visitiamo almeno uno?
– Questo mi stuzzica, mi piace il nome: Hikarie
Entriamo e scopriamo che quello è il regno della pasticceria.
– Eh sì qualche bel dolcetto mancava proprio! Qui non si fa nient’altro che mangiare!
Saliamo al B2F ed eccoci da Sadaharu Aoki, famoso e rinomato pasticcere giapponese. Una fila di persone attende compostamente di acquistare, ci accodiamo e nell’attesa i due golosoni si inebriano alla vista di tutte quelle meraviglie. Al nostro turno la scelta è caduta su monoporzioni dall’affascinante forma rettangolare. Una meraviglia per gli occhi, posso solo immaginare quanto fossero buone perché i due se le sono divorate in battibaleno Sullo stesso piano c’era anche Pierre Hermè, il re indiscusso dei macaron, perché non provarne qualcuno? Detto fatto, un nuovo assaggio.
Abbandonata quell’orgia di dolciumi,  ci avventuriamo nuovamente in quelle strade di quel quartiere colorato e vivace.
Diretti verso il centro commerciale Parco, ci imbattiamo in
Spain Zaca, un piccolo vicolo ricurvo che si sviluppa in parte su scalini.
– Ma dove siamo finiti? Qui non è Giappone, mi sembra di essere in Spagna.
– E’ vero sembra proprio un quartiere spagnolo.
– Dai visitiamolo.
Saliamo la scalinata e:
– Nulla di nuovo, il luogo ha un non so che di innaturale, è come se il tentativo di creare l’atmosfera delle piccole strade tortuose delle cittadine spagnole fosse fallito. I negozi dovrebbero richiamare lo stile europeo ma qui vedo solo oggettistica e abbigliamento ordinario. Sì c’è qualche ristorantino spagnolo e italiano ma nulla di più. Aggiungi che a pochi passi troveremo il centro commerciale Parco, mi sembra proprio che tutto si stia uniformando al resto del quartiere. Che delusione!
– Adesso però ne ho abbastanza di centri commerciali, rinunciamo ad una nuova visita. Il sole sta calando, i neon pubblicitari illuminano a giorno le strade, facciamoci una bella passeggiata verso la stazione e scoviamo qualche bel ristorantino dove cenare.
– Ok.
La scelta era caduta sul
Genki Sushi, non perché vi servissero piatti speciali ma per la particolarità del servizio. Lì gli ordini venivano fatti tramite monitor touch screen e i piatti giungevano ai commensali su una sorta di trenino shinkans. E’ stata divertente la scelta dei piatti sul tablet e poi non vi dico lo spasso nel vederli arrivare velocissimi su rotaia.
Il servizio è stato celere e, saldato il conto all’uscita eccoci di nuovo in quel bagno di folla. 
– Torniamo in albergo, desidero proprio un pochino di tranquillità.
– Sì hai proprio ragione.
Raggiungiamo l’ingresso della stazione, pochi minuti di attesa ed eccolo il Narita Express che in soli cinque minuti ci porta a Shiniuku.
Una nuova “passeggiata” ed eccoci in albergo.
L’indomani mattina lasciavamo Tokio.




 







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