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Tokio: quartiere di Asakusa

  • Sveglia è già mattina!
    – Non avevo dubbi, era la sua voce, ma perché così presto?
    – Abbiamo ancora tanto da vedere. Questa mattina andiamo al quartiere di Asakusa, facciamo un tuffo nel passato. Leggo che visitandolo potremmo immaginare come fosse la grande metropoli quando ancora si chiamava Edo. Per arrivarci dobbiamo prendere la JR fino a Kanda poi cambiare e salire sulla Ginza line. Su muoviamoci, sono curioso di vedere la città vecchia.
    – Ma è ancora presto e il quartiere non sparisce di certo, ha resistito per secoli, potrà sopravvivere ancora per qualche oretta, ne sono certa!
    – Io mi faccio una bella doccia, ti do ancora qualche minuto.
    – Doccia fatta, adesso tocca a te.
    – Ok adesso mi alzo.
    – Muoviti che ci aspetta una splendida colazione.
    Non era passata neanche un’ora dal risveglio che già mi trovavo di nuovo di fronte a tante leccornie.
    – Ma qui non si fa altro che mangiare! Ieri sera una bella cena e  adesso si ricomincia. Tutto quello che vedo sfilare davanti a me sembra decisamente invitante. Li osservo e li ascolto mentre consumano il lauto pranzetto, eh si da quanto sento anche questa si prospetta una bella giornatina impegnativa.
    Terminata la colazione usciamo dall’albergo e ci dirigiamo nuovamente verso la metropolita: quell’enorme buco sotto terra.
    Ora i miei amici erano in grado di orientarsi e non fu difficile per loro individuare la linea per Kanda, Seguite fedelmente le istruzioni, dopo un cambio repentino di treno, in poco tempo raggiungiamo il quartiere di Asakusa.
    – E adesso dove andiamo?
    – Seguiamo la folla non ci possiamo sbagliare.  Quelle due grandi statue che vedi in lontananza fanno guardia al tempio, mentre la porta con la lanterna al centro è la  Kaminarimon: la porta del tuono.
  • Qui sarebbe bello fotografare Gipsy
    – Hai proprio ragione mi sembra il luogo ideale.
    – Dai toglilo dalla borsa, ho trovato la giusta posizione, leghiamolo a quella specie di paletto lucente, all’ingresso della porta, davanti alla scalinata sovrastata dalla grande lanterna rossa.
    – Ma dove dovrei finire…immortalato su un  palo!
    Uscito allo scoperto, tra l’ilarità dei presenti, sono stato “legato” e successivamente fotografato e questo è il risultato
    .


Attimi dopo rientravo nella borsa e con loro salivo la scalinata verso la porta di ingresso al tempio. Prima di arrivarci però, seguendo l’onda dei tanti  turisti che ci precedevano ci siamo addentrati in  una via molto caratteristica, ricca di negozietti di ogni genere.
– Che peccato, anche qui del vero Giappone rimane ben poco, non ritrovo l’anima di quella civiltà millenaria che desideravo tanto conoscere, sarà forse questa moltitudine di turisti “assetata” di vivere nuove esperienze che riesce a rompere la magia del luogo, ma scusami non mi ci ritrovo.
– E’ vero hai perfettamente ragione ma cerchiamo di vivere ugualmente questo momento estraniandoci dal vociare dei presenti, in fondo però è anche bello trovarsi al centro di un “mondo cosmopolita”. Poi guarda tra tutte queste bancarelle ci sono anche quelle dei dolci.  Vediamo se ci sono quelli di riso soffiato, ti assicuro che sono un’autentica delizia. Eccoli!
– Mi tenti, dai comperiamone qualcuno.
Ancora cibo!
Con l’assaggio delle delizie giapponesi ancora fra le mani, raggiungiamo quel tempio dallo strano nome: Senso-Ji.

Prima di entrare, come tutti, acquistiamo per 100 yen alcuni bastoncini di incenso da piantare in un braciere comune, servono per la purificazione. Seguiamo le mosse dei giapponesi che portano il fumo a sé agitando le mani, puzziamo terribilmente di fumo ma siamo purificati. E qui il  nostro “cicerone” con in mano il “sacro testo” ha iniziato a erudirci sulla storia del tempio le che cui origini risalivano al lontano ‘628…E’ ancora in atto la spiegazione che raggiungiamo l’edificio principale. Entriamo nella sala Hondo, alle pareti e al soffitto dipinti bellissimi. Al suo interno ammiriamo l’antica  statua di Kennon, la stessa ritrovata nel fiume 1400 anni fa, la cui scoperta, vista come un miracolo,  indusse il capo del villaggio a costruire il tempio in suo onore. Non c’è molto da vedere, usciamo e ci dirigiamo verso le rovine del tempio originario, distrutto durante la guerra e poi ricostruito come simbolo di pace e di rinascita del popolo giapponese. Ammiriamo il santuario shintoista e il bellissimo giardino di rocce perfetto per la meditazione e veniamo trasportati in un viaggio indietro nel tempo. Da ultimo non possiamo non notare accanto al tempio, la maestosa pagoda a cinque piani, una vera rarità, considerato che a Tokio ce ne sono veramente poche.
– Dai facciamo una foto a Gipsy, questo mi sembra il luogo ideale. 

 

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