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Un pomeriggio nei giardini di Tokio

Abbandonato il quartiere del mercato, pochi passi ed eccoci al giardino di Hama-Rikiu realizzato all’interno dell’antica riserva di caccia della dinastia Tokugawa. Questo polmone verde sulle rive del fiume Sumida rappresenta il tipico giardino giapponese fatto di stagni, specchi d’acqua, splendidi ponti che permettono l’accesso a piccoli isolotti e viottoli.
Percorriamo un ponticello sopra lo stagno salato e raggiungiamo l’isolotto che ospita l’antica casa da tè, l’unica sopravvissuta ai bombardamenti della guerra.
– Fermati, questa potrebbe essere la giusta posizione per fotografare Gipsy, da questo punto si nota il contrasto evidente tra la modernità esasperata dei grattacieli e la natura in tutte le sue espressioni più vere.
– Ma dove mi avrebbero immortalato questa volta?
Uscito allo scoperto sono così stato fotografato ed eccomi in tutto il mio splendore

L’antica casa da tè era nelle vicinanze e quindi.
– Dai entriamo che ci assaporiamo un vero tè matcha.
– Dopo la frenesia di Tsukiji ci vuole proprio un bel tè.
– No, ma qui non è come credi, la cerimonia del tè è un vero e proprio rito, non ci si deve semplicemente accomodare a tavolino per sorseggiare la bevanda. Non mancherà certo l’occasione di parteciparvi ma oggi abbiamo ancora tanto da scoprire. “Gambe in spalla” e andiamo ai palazzo imperiale.
Lo vediamo ancora da lontano, spunta su una collina, circondato dal verde, tutt’intorno palazzi altissimi, pare un retaggio di un’epoca passata.
Arriviamo in prossimità dell’ingresso e:
– Entriamo da Ote-Mom è più facile raggiungere il ponte Nijubashi.
– Mi sembri una guida!
– E dai non scherzare, sai che qui io ci sono già stata.
– Ok allora entriamo.
I giardini erano spettacolari, laghetti con carpe giapponesi, ponticelli, vialetti, fiori a profusione e poi c’erano quegli alberi di ciliegio in fiore che toglievano il fiato tanto erano belli.
Qui è venuto il mio momento! Non potevo certo evitare di essere immortalato ai piedi di uno di questi.
Guardate dove mi hanno messo
!

 

 




Arriviamo al ponte, una elegante costruzione a due archi, lo attraversiamo e ci troviamo di fronte all’ingresso principale del palazzo imperiale circondato da profondi fossati scavati all’epoca della sua costruzione. Il muro di cinta che lo circonda è interrotto a intervalli regolari da maestose porte e antiche torri di guardia. Il palazzo non è aperto al pubblico e quindi non ci è possibile visitarlo, ci accontentiamo di vederlo da vicino.
– Assomiglia ad uno scrigno prezioso tanta è la calma e il mistero che circondano i suoi spazi.
– E’ vero, quello che più ti colpisce è il contrasto evidente con  la modernità dei palazzi intorno, sembra quasi l’ultimo baluardo di un passato glorioso.
– Hai proprio ragione.
– Facciamo una passeggiata, ci rilassiamo e poi torniamo in albergo.
– Si però non a piedi, prendiamo la metro.
– In questo luogo c’è veramente da perdersi, ora siamo ai giardini orientali, qui si trovano gli alberi simbolici che rappresentano l’intera vegetazione giapponese, leggo che sono circa duecentosessanta di trenta diverse varietà e che sono stati donati da ognuna delle quarantasette prefetture in cui è diviso il paese. 
– Il parco è enorme non possiamo visitarlo tutto, perché non noleggiamo una barca e facciamo un giro nel fossato che circonda il palazzo, costa solo 500 yen, pochissimo se confrontato al costo di un taxi!
– Ok andiamoci.
– Eh sì ragazzi un bel giro in barca mi mancava proprio! Ricordo la mia prima esperienza, allora non era su un piccolo natante ma su un traghetto che doveva condurci da Cancun a Isla Mujeras. L’acqua aveva un colore incredibile e poi quei pesci, era la prima volta che ne vedevo così tanti e così belli. Lì l’acqua non era così bella ma la vegetazione intorno era da favola. Non eravamo soli, tanti avevano avuto la nostra stessa idea e come noi occupavano una piccola barca blu e bianca. Procedevamo sull’acqua attraverso un corridoio di ciliegi in fiore, formavamo quasi una processione, era il periodo di hanami e la natura dava il meglio.
– Guarda che spettacolo, è tutto rosa, senti il profumo, è quasi inebriante.
– Hai ragione è bellissimo, peccato che il tour in barca è quasi finito, dai accostiamoci alla riva e prepariamoci a scendere.
Poco dopo abbandonavamo la barca e ci addentravamo nuovamente nei giardini dove una moltitudine di persone improvvisava pic- nic e si rilassava sotto i ciliegi in fiore.
– Sediamoci anche noi come loro, deve essere bellissimo!
Detto fatto, trovato un posticino abbastanza appartato loro si erano seduti
.
La sosta non è durata a lungo, si avvicinava il tramonto bisognava fare rientro in albergo.
Di nuovo sotto terra e in meno di mezz’ora eravamo in albergo.



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