Articoli

Alla scoperta di Tokio

Entrati in camera, tolta la camicia, in men che non si dica mi ero ritrovato ad occupare la mia posizione sul tavolino. Era stata una bella serata, ora ci voleva proprio una bella dormitina.
Neanche il tempo di godere di un salutare riposo che già la luce del sole iniziava a filtrare dalle tende.
– Ma è già mattina?
– Sì sveglia dormigliona.
–  Eccolo è lui, quello instancabile! Mi ero detto.
Se pur ancora assonnato, con la cartina della città tra le mani delineava il programma della giornata.
– Ma quante cose ci sarebbero da vedere e abbiamo solo tre giorni, non dobbiamo indugiare.
– Dai lasciami riposare ancora un attimo, sono stanchissima.
– Io inizio a farmi la doccia, dai datti una smossa.

Dallo scroscio dell’acqua intuivo che da lì a poco anche lei si sarebbe alzata, non mi sbagliavo. Dopo la doccia, un veloce cambio d’abito ed erano lì pronti a vivere una nuova elettrizzante giornata.
Io ancora sul tavolino in attesa degli eventi.
– E lui? E’ il nostro porta fortuna, non dobbiamo certo lasciarlo qui.
– Dai mettilo nella borsa che scendiamo a fare colazione.
Di nuovo in ascensore, una discesa fulminea, pochi passi ed eccoci in una grande sala gremita di persone. I più erano seduti a tavola davanti a piatti colmi di cose stranissime, belle a vedersi, coreografiche e coloratissime, altri girovagavano nella sala alla ricerca di leccornie invitanti.
Loro due si erano subito dati da fare
per colmare i loro appetiti e, in men che non si dica si erano appropriati di tante cose belle e stuzzicanti. Seduti a tavola scherzavano, ridevano, erano felici. Anch’io lo ero, come potevo non esserlo, mi trovavo a Tokio, in una sala bellissima, di lì a poco avrei visto la città, non mi rimaneva che attendere il termine dell’abbuffata.
Consumato il lauto pranzetto eccoci di nuovo in pista.
Fuori ci attendeva il Giappone, quello vero, il paese ricco di contraddizioni; ne erano la palese dimostrazione quelle piccole case di legno sovrastate da grandi grattacieli che stavamo vedendo lungo il percorso verso la metropolitana. Percorrevamo a ritroso la strada fatta precedentemente in taxi, respiravamo l’aria della metropoli, incontravamo persone gentili, tante ci sorridevano, eravamo turisti, per di più occidentali e ogni nostra richiesta di aiuto era suggellata da un inchino. !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
Facebook
LINKEDIN
Instagram