Articoli

In taxi verso l’albergo

Quello che gli amici stavano leggendo su “sacro testo” che peraltro si portano sempre appresso, pareva decisamente interessante. Eravamo in uno dei quartieri più “frizzanti” di Tokio, tutto era da scoprire. Ora però era urgente trovare una sistemazione per la notte. Una rapida consultazione all’amico cellulare che, come sempre si era dimostrato all’altezza della situazione ed ecco individuato l’hotel. La scelta era caduta sul Park Hyatt data la sua posizione abbastanza defilata dal caos di Shiniuku  ma nel contempo comodissimo per gli spostamenti.
Era il primo giorno della nostra avventura, il budget stanziato dava  ampio spazio di movimento e quindi perché non concederci un bell’arrivo trionfante in albergo in taxi. Stremati dal lungo viaggio i due non  vedevamo l’ora di concedersi un riposino. Davanti a noi sfilavano taxi di tutti i colori, sapevamo che la competizione in città è molto agguerrita e che tante sono le compagnie che si contendono il mercato ma mai ci saremmo aspettati di vederne così tanti. Era bastato tendere una mano per averne subito uno a disposizione. Lo ricordo perfettamente era verde con strisce gialle e una incomprensibile scritta in giapponese su campo bianco.
In rispettoso silenzio abbiamo atteso che l’autista ci aprisse la portiera e sistemasse i bagagli, eravamo a conoscenza che solo lui poteva farlo, ci siamo accomodati e lei in quella strana lingua, mostrando la piantina, ha indicato il nome dell’albergo. Quel brevissimo percorso doveva essere stato un vero salasso. Io, come sempre, dalla mia posizione, osservavo e ascoltavo.
– Ma quanto ci è costato?
– 456 Yen!…fammi calcolare…quasi 4 Euro!
– Per un chilometro?
– Una vera follia!
– E’ stata un’esperienza.

 Sì decisamente, adesso lo sappiamo il taxi verrà preso solo in caso di necessità!
Attimi dopo entravamo nella hall dell’albergo,  ci dirigevamo alla reception dove fortunatamente si parlava in inglese e dove in poco tempo gli amici si erano registrati, ora si trattava solo di raggiungere la camera. Tra un inchino e l’altro siamo stati accompagnati all’ascensore dove ad attenderci c’era un gentile “personaggio” che avvicinato il dito ad una pulsantiera premette un tasto con uno strano simbolo rotondo  e illuminato. Mi stavo chiedendo il suo significato mentre incuriosito ascoltavo i loro discorsi.
– Pensa che bello saremo al quarantaduesimo piano.
– Il panorama da lì sarà magnifico, ci hanno dato una camera con vista sul monte Fuji.
– Avevo la risposta. Quella specie di ghirigoro era il numero 42 e noi stavamo salendo al quarantaduesimo piano in ascensore. Io non ero mai salito così in alto! E adesso.
La velocità di quel coso era veramente al di là della mia immaginazione. Neanche il tempo di realizzare dove mi trovassi e le porte si stavano già aprendo.




 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
Facebook
LINKEDIN
Instagram