Articoli

Stazione di Shinjuku

Lo shuttle viaggiava veloce tanto che, pur occupando il posto accanto al finestrino, a mala pena riuscivo a distinguere il paesaggio che scorreva davanti a me. Eravamo in viaggio, ora il problema era capire la fermata, a quel punto era importante saperlo.
Accanto alla nostra poltroncina, in compagnia di un ragazzo dai modi gentili, sedeva una ragazza di rara bellezza: incarnato delicati, occhi a mandorla, capelli nerissimi, fisico asciutto. I mie amici che da bravi turisti, si erano annotata la destinazione su un foglietto di carta, senza esitazione porsero loro il biglietto e chiesero indicazioni. Non si aspettavano certo una risposta in inglese anche se sorprendentemente qualche termine la ragazza lo conosceva. E così tra “due parole” in inglese e “tre” in giapponese erano riusciti a capirsi.
La scena aveva dell’incredibile, dal mio pertugio riuscivo a scorgere inchini e sorrisi, la gentilezza di quel popolo era veramente proverbiale!
Settanta chilometri circa dividevano Narita dalla nostra fermata, il tempo di poche chiacchiere ed eccoci arrivati. Noi abbandonavamo le nostre poltroncine non dimenticando però un rispettoso inchino ai nostri gentili compagni di viaggio.
Pensavo di uscire allo scoperto, di respirare finalmente l’aria, ma no! La stazione era sottoterra ed era immensa.
Dai discorsi dei due apprendevo che vi transitavano oltre tre milioni e mezzo di persone al giorno e in effetti davanti a me scorreva il mondo: una quantità di asiatici ma anche europei, africani, donne, uomini, bambini, una moltitudine di persone accomunate da un unica cosa: la fretta.
A quel punto che fare? Lì sotto tra scale mobili, tornelli, indicazioni di uscite rigorosamente scritte solo in giapponese ci trovavamo veramente nei guai, nei loro sguardi leggevo un pizzico di sbigottimento misto a panico. Come sempre loro non si persero d’animo, bloccarono il primo passante che con la proverbiale gentilezza di quel popolo, inchinandosi rispettosamente ci accompagnò all’uscita Est. Salimmo così su una lunga scala mobile e finalmente vedemmo la luce in uno dei quartieri più famosi di Tokio, quello del Golden Gai, dello Studio Alta, di Kabuky-cho e delle strade piene di neon
e di luci colorate. 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
Facebook
LINKEDIN
Instagram