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In attesa del volo

Dalle vetrate scorgevo sulla pista quei “mostri volanti” che tanto mi avevano terrorizzato la mia prima volta, al mio primo volo, ora li guardavo quasi con ammirazione e fremevo dalla voglia di salirvi.
Nella grande sala non eravamo soli, tanti come noi attendevano la chiamata per l’imbarco. Sui tabelloni elettronici scorrevano gli orari dei voli e gli eventuali ritardi. Il nostro fortunatamente era in orario e poco dopo eravamo in fila a esibire la carta d’imbarco e il passaporto, poi l’ingresso in quel lungo tubo e finalmente all’interno dell’aereo. Accolti da due graziose hostess che ci indicavano il nostro posto a sedere ci siamo avviati verso la nostra postazione. Mi guardavo intorno, tutto era come sempre: tante poltroncine allineate su due file parallele divise da due corridoi di passaggio, tante persone che si affannavano a riporre in spazi angusti sopra le loro teste i bagagli a mano. Anche quel giorno il “mondo” all’interno dell’aereo era estremamente composito, io come sempre dal mio pertugio osservavo gli atteggiamenti degli avventori. Molti erano gli spavaldi, per loro il viaggio era semplice routine, accanto a loro i timorosi forse non particolarmente convinti della scelta fatta, dal loro volto traspariva inquietudine e da ultimo non poteva certo mancare il solito gruppetto di bimbi chiassosi che non mancavano di esternare la loro  felicità saltando sulle poltroncine felici di vivere una nuova entusiasmante avventura.
  

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